[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]
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Correva l’estate del 1994 quando si commentava la decisione del prefetto Improta di aprire una discarica a ridosso della zona ASI giuglianese con la seguente sintetica espressione: amm’ fa’ a fin’ ri ‘zzoccole (trad.: siamo destinati ad un futuro simile a quello delle pantegane).
Mai si pensava che tale commento - riservato a pochi intimi di una sciagurata comunità, perché alla fine siamo quello che mangiamo a votiamo, vero cari concittadini? - fosse destinato, dopo tanti anni, ad un’intera provincia.
Correva l’anno 1994 quando si brindò a spumante per l’aggiudicazione dell’appalto sul termovalorizzatore ad Acerra: l’altra sede era (sempre) nel giuglianese e sembrò un pericolo scampato per cui si festeggiò.
Cosa mangiamo e votiamo ora è in bella mostra lungo il ciglio della strade, ieri mattina 3 roghi e un blocco, il tutto intercettato in 400 metri.
E quella che il politicante di turno definisce rivolta popolare meriterebbe miglior analisi e più attenti testimoni.
E l’odore acre della spazzatura in fiamme incomincia a ricordarmi vagamente il moscato, quello dello spumante, quello bevuto nel 1994.