[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]
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Tante in Prova
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la risorsa umana
post col risvolto al pantalone
portati *loading* fiorini
Era nell’aria.
I più radicali movimenti indipendentisti hanno dovuto chinare il capo dinanzi alla più civile forma di autodeterminazione messa in atto da un secolo a questa parte.
Cortina d’Ampezzo, prende le sue cose e se va: arrivederci amore ciao, le nubi sono già più in là. In Trentino per la precisione.
Il Veneto, cupo, si lecca la ferita: grida al tradimento perpetrato in quel di Trento e medita di smontare pezzo pezzo le Tofane per trasferirle nella zona ASI di Belluno, così senza rancore.
Ma la soluzione c’è, una rivoluzionaria forma di compensazione territoriale alla cui strategia stanno lavorando gruppi clandestini congiunti di neo-carbonari borbonici e bellunesi, usciti oramai allo scoperto alla luce dei nuovi scenari geo politici e alla luce del sostanziale fallimento sia delle istanze dei movimenti separatisti sia dell’innesto del vitigno Garganega alle pendici del Vesuvio.
Insomma, si lavora per l’annessione di Napoli alla regione Veneto.
Noi ci siamo.
Ciò avverrà occupando il buco, nemmeno troppo metaforico, lasciato dall’ingratissima Cortina, alla luce del motto Cortina d’Ampezzo - ti sei fatta il referendum – e mo’ levati di mezzo.
Se sarà necessario – dinanzi alle prevedibili resistenze del governo centrale - si scenderà in piazza per una grande manifestazione democratica, organizzando un’assemblea permanente con occupazione simbolica del luogo candidato ad essere abitato dal movimento partenopeo-annessionista veneto: l’appuntamento quindi è per l’ultima settimana di dicembre nella ex Cortina, alle piste delle Tofane per la precisione, dove non si esiterà a rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione, ricorrendo anche alla forza mediante l’utilizzo di armi improprie quali sci, snowboard, slittini, pattini, cotechini e bottiglie di spumante.
Aderite numerosi e portate i botti.
Drin
Driin
Driiin
Driiiiin
Driiiiiin
Driiiiiiiin
Driiiiiiiiin
Driiiiiiiiiinn
Driiiiiiiiiiiinnn
Driiiiiiiiiiiiiinnnn
Driiiiiiiiiiiiiiiiinnnn………iiin……………iiiiiiinnn i……iiinn…………………..
- Ciao, questa è sempre la segretaria telefonica di Tante, lei ora è davvero impegnata a fare cose abbastanza inutili però lasciate un messaggio dopo il segnale e vi richiamerà, ma anche no, quindi se ci tenete proprio perchè ad esempio dovete riavere dei soldi, richiamate voi.
(segnale): parlami d'amore Mariùuuuuu, tutta la mia vita sei tuuuuuu, gli occhi tuoi belli brillanoooooo, fiamme di sogno scintillanooooo....
… Uff, ecchecà, ma chest nun ce sta maie... PRONTOOO? … casa Che Ne Discutiamo a Fare? … pronto?.... signora, sono sempre l’ispettore capo Balzagliocchi... le reitero la mia urgenza di relazionarmi telefonicamente con lei per notificarle verbalmente un ritrovamento in zona suburbana. Appena è possibilitata a farlo, si relazioni telefonicamente con me, non abbia timore... di nuovo nuovamente.
(segue...)
Dice Bruce Nauman che qualsiasi cosa un artista faccia nel suo studio crea dell’arte.
(indipendentemente dal prodotto quindi, arte è l’azione stessa del creativo, nel suo intento di ottenere opere che devono arrivare di getto, sostiene Nauman).
Quindi se Nauman si fa una dormita nel suo atelier sperando di sognare sua zia Eveline per avere da lei una somma ispirazione, il suo sonno è un’opera d’arte di per sè, anche se la zia Eveline gli dà solo un terno al lotto.
Che la rossa coloritura della fontana di Trevi ad opera del visionario in cappellino più che ad un’estetica futurista si ispiri al maestro americano invertendone i dettami (il getto che arriva nell’opera) non è ipotesi da tralasciare
(indipendentemente dalla cazzata prodotta quindi, conta l’azione stessa del cretino nel suo intento di ottenere un’opera che deve arrivare di getto: anche portata in un secchio, se necessario).
Che la spettacolare coloritura della fontana di Trevi più che ad un orientamento concettuale si ispiri ad un’estetica metaforica non è ipotesi nemmeno da trascurare.
La metafora come chiave di lettura: rosso, come il conto corrente dell'italiano medio.
Da qui la necessità di sorvegliare i maggiori monumenti del Paese per evitare che ignoti simbolisti del piffero rappresentino visivamente la riduzione del loro potere di acquisto tinteggiando di verde Palazzo Koch, disegnando lacrime amare sul volto del Cristo del Cenacolo leonardesco, mettendo le mutande al David di Michelangelo.
A A A . integrazione salariale cercasi.
Si accettano, in mancanza di denaro contante, buoni pasto.
In alternativa vanno bene anche sigarette nazionali ed estere, carte telefoniche, marche da bollo, sale, gasolio, profumi, botti di Capodanno, punti Esso.
Tassativamente non si accettano biglietti della lotteria e titoli bancari.
Gli interessati possono lasciare il fagotto con i beni, preferibilmente in piccolo taglio, appoggiandoli sulla piattaforma sindacale situata al largo di piazza S.Giovanni.
Drin
Driin
Driiin
Driiiiin
Driiiiiin
Driiiiiiiin
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Driiiiiiiiiinn
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- Ciao, questa è la segretaria telefonica di Tante, lei ora non c'è, lasciate un messaggio dopo il segnale e vi richiamerà, ma anche no, quindi se ci tenete proprio richiamate voi.
(segnale): Vanno i treni sopra il mare tutto blu / e le gondole bianche sbocciano nel crepuscolo sulle canne dei bambù... ...du,du, du, duuuuuuuuuuu….
… ehm, pronto? Ma che è... il segnale? … casa A Fare Che Ne Parliamo? … pronto?....signora, sono l’ispettore capo Balzagliocchi. Ho urgenza di relazionarmi telefonicamente con lei per verbalizzarle un ritrovamento in zona suburbana. Appena è possibilitata a farlo, si relazioni telefonicamente con me.
(segue)
Gentili italiche, egregi italici,
in questo momento di gaudio ed orgogliosa riflessione
su ciò che foste sarete e siete come popolo e nazione,
vorremmo a voi spiegar quel che non fu svelato prima
e per maggior nostra chiarezza abbandonerem la rima.
Smettetela.
Sme-tte-te-la.
Dovete farvene una ragione, non è più tempo di feste e festini a celebrazione della menzogna, quella che da 600 anni vi bevete come la sambuca nel primo caffè del bar della stazione.
Quel signore con quel caschetto assurdamente messo in piega, quello che avevate sulle 5mila lire, non ha scoperto proprio niente; per carità non diciamo che non abbia scoperto niente-niente, magari ha scoperto una caletta, un uovo, una maestra di spagnolo, ma per questo si finisce in un rialiti sciò, mica sulla cartamoneta, sui monumenti.
Non è che lui ci abbia scoperto, siamo noi che lo abbiamo raccattato al lido di Bay Pawnee – che nel nostro idioma vuol dire cavalli di aspetto gradevole anche se di piccola taglia - che era pure chiuso per bassa stagione: insomma, dicevamo, che questo tizio col caschetto vagava sulla spiaggia senza meta in compagnia di una ciurma orridamente tatuata e piena di pidocchi che ci facevano anche un po’ ribrezzo però li abbiamo curati, perché l’ospitalità è sacra nonostante il fetore e la dissenteria.
Li abbiamo ospitati, dissetati, sfamati, lavati e loro, forse per riconoscenza, ci hanno dato qualche collanina con degli specchietti, roba da far giocare i nostri figli insomma: noi mica volevamo qualcosa in cambio, però per non offenderli abbiamo accettato quella paccottiglia e poi, visto che erano sulla via di casa li abbiamo equipaggiati con delle scorte di patate, mais e pomodori, un po’ di erba, qualche otre di vino e un po’ di calici e stoviglie d’oro.
E da quel momento non ce ne siamo liberati più.
Ancora oggi tornano ogni anno e, con la scusa che vogliono celebrare il Columbus Day, mangiano, bevono, sporcano, si gemellano, fanno le sfilate, festeggiano per tutta una settimana “l’orgoglio italico in terra americana e nel mondo” portandosi mogli, figli, portatrolley e chissà chi altro lungo la quinta strada.
Perché non portate l’orgoglio italico nei vostri hinterland così non ci rompete l’anima?
Ci avete stremato che nemmeno i conquistadores.
E siccome i vostri tardivi complessi di colpa non ci interessano facciamo cosi: pari e patta, e smettetela di mandarci esploratori, missionari, ministri, amministratori delegati, ve lo chiediamo come cortesia, individui così li generiamo anche noi e abbiamo i nostri problemucci.
Il nostro è il paese delle opportunità, la cui storia è stata scritta da chiunque avesse nelle vene il fuoco inesauribile dell’avventura, quel wandergeist germanico che non dà pace ma l’impulso e il coraggio di affrontare un ignoto destino senza mai voltarsi indietro.
Ma oggi gli avventurieri che ci interessano sono altri, quelli che si spingono tra le incerte brume del pensiero e della ricerca, quelli che qualche volta ci scappa il Nobel e a voi non resta che mendicare meriti che nulla concedono alle origini: quegli avventurieri vengono già da noi, perché siete un po’ troppo fessi per tenerveli.
Cordialità. I precolombiani.