che ne parliamo a fare?

[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]

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Utente: FaustoilFusto
La penna è più potente della spada, e decisamente più comoda per scrivere

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mercoledì, 27 giugno 2007
Storie di ordinaria emergenza

Era da un po’ che non capitava la croce uncinata nelle mie avventure di traffico mattutino.
Invece. Improvvisamente. Oggi.
Complice: l’e-mer-gen-za am-bien-ta-le.
Intendesi l’emergenza urgente, non quella ordinaria, perché si sa l’emergenza da queste parti mica è sempre davvero urgente.
Ma era nell’aria (appestata quanto basta): tutti i giorni, da settimane – mattina e vespro – passando con la mia automobilina manco fosse una McLaren attraverso i boulevard della monnezza a via Campana in Pozzuoli mi chiedevo come facessero le persone a respirare.
E io mica vivo in Scandinavia.
Perché l’emergenza non è mica la stessa ovunque.
L’emergenza di via Posillipo non è mica la stessa di via Campana e in questo avamposto dei campi flegrei la spazzatura non è stata rimossa per settimane configurandosi lungo centinaia di metri come nauseabondo guard rail dello sconcio. Mica le chiacchiere della tivvù.
Questa mattina gli abitanti hanno dato il segnale, l’unico possibile ad oggi: i cumuli laterali sono stati sparpagliati per bene e in grande quantità (il materiale era più che bastevole) rendendo impossibile il passaggio a noi automobilisti fessi quanto basta per produrci nella più classica delle inversioni ad U per finire dritti dritti nel migliore ingorgo possibile.
In assenza di vigili, un signore tale e quale all'attore Mario Brega è sceso dall’auto e – pronunciando un immaginario io nun sò communista così, sò communista cosìiii - ha preso a dirigere il traffico con
mano de fero.
Se i cittadini protestanti si fossero organizzati meglio, magari sparpagliando qua e là anche sull’altra strada, avrebbero intasato il traffico fino al basso casertano.
E io non sarei arrivata al lavoro, ecco.

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venerdì, 22 giugno 2007
La matematica non sarà mai il mio mestiere

Il rapido diffondersi di macchine sempre più perfette nelle attività produttive riduce, con altrettanta rapidità, il bisogno del lavoro fisico e libera nuove energie umane, destinate a migliorare la qualità della vita. È tuttavia questo stesso processo di crescente automatizzazione che, creando macchine somiglianti all'uomo, finisce, secondo alcuni, per modellare uomini che somigliano sempre più a macchine.
Si affronti la questione, sviluppandola con riflessioni personali.

Questa era la traccia del mio tema di maturità nell’anno 1989.
Lo svolgimento è stato il seguente:

'Salve, professor Di Nardo.  Che ne direbbe di un'altra partita a scacchi?'

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