[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]
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Mica se ne sentiva troppo il bisogno, però c’è.
E a leggere la sua tesi - dal mio mare di ignoranza in materia - mi sono apparsi termini come ‘rilievi planimetrici’, ‘GPS’ e l’hinterland oggetto di studio.
Ho pensato agli abusi edilizi di Casalnuovo e alle relative fantastiche immagini satellitari, lo ammetto.
Insomma, se la Magistratura l’assiste e la Madonna l’accompagna, il nuovo architetto potrebbe anche lavorare seriamente.
Altrimenti, un costruttore sempre si trova.
Questa notte – ad opera di ignota scioscella di vento proveniente da nordest - è caduto un bel palo della luce.
Non ha centrato nessuno, nemmeno una comitiva di femminazze in libera uscita da otto marzo, ma la provincia è fatta così, sa proteggere la sua ingenerosa e chiassosa prole, tanto basta saper aspettare.
Ora che l’episodio ha alzato il mio livello di attenzione, sto monitorando forma e staticità di un altro palo: questo è in torsione, sembra un fusillo scotto.
Ma secondo me regge ancora.
La provincia arriva puntualmente in ritardo sulla storia, figurarsi sulla cronaca.
Ieri sera c’è stata la lezione più carina dell’intero corso di degustazione.
Abbiamo utilizzato le essenze che corrispondono agli aromi tipici del vino e, annusando le costose e anonime boccettine a occhi chiusi, abbiamo cercato di individuare quali fossero.
Sembra facile, mica facile.
Aveva ragione zio Alberto da Cadelbosco di Sopra, anni 86: voi giovani non avete né palato né naso perchè non avete memoria gustativa e olfattiva.
A parte zio Alberto da Cadelbosco e la memoria del mio naso, il mio vicino di banco al corso – l’insostenibile sardo dal sapor mediorientale – per poter riscaldare e cogliere meglio le essenze se ne versava una goccia sulla mano, sul polso. Sembrava la Monroe con Chanel n.5.
E in effetti, la prima essenza di cioccolato si sentiva benissimo.
Il mastro enologo ha abbozzato, ma si è capito che non gli faceva troppo piacere quello spreco di essenza sui polsi dell’insostenibile sardo dal sapor mediorientale.
Alla fine l’Insostenibile è tornato a casa che profumava di:
- stalla
- formaggio
- affumicato
- burro
- sudore di cavallo
- cerotto
- pipì di gatto
ma è tornato a casa tutto contento, aveva indovinato ben cinque odori.
La lezione sugli aromi dei vini era gradualmente diventata la lezione sui difetti dei vini.
E il mastro enologo sorrideva un po’.
Ma forse era solo una mia impressione.