[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]
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il marito della beige
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post col risvolto al pantalone
portati *loading* fiorini
Il marito della beige© è in crisi.
Oggi è uscito da casa con la faccia di chi deve andare al fronte.
Gli tocca pagare l’ultimo acconto dell’odiato balzello comunale.
Poverello, va capito, possiede solo quattro immobili.
Che le patenti si potessero ottenere pagando un tanto a grammo era piuttosto risaputo nel torr(b)ido ambiente degli automobilisti urbani, storici portatori sani di nevrosi su quattro ruote.
Che fosse reato poi… pazienza.
Quali sono i fattori di un buon automobilista? Patente, perizia, prudenza?
Da oggi, grazie alla pertinace signora della Classe A, sento di poter sorvolare sul fattore patente (lo faccio con ritardo: io all’istituto della patente ci credevo).
La pertinace signora, percorrendo in direzione ostinata e contraria un intero senso rotatorio, ha seminato panico e imprecazioni a presa rapida lungo 360 gradi, dopodichè - per scongiurare quello che appariva come un inevitabile e liberatorio (per gli altri) scontro frontale con un’Ape - ha sterzato ed è finita dentro un’aiuola giustiziando l’innocente palma di Natale ivi posizionata e addobbata il giorno prima.
Chiamata al 118 e arrivo dell’ambulanza in 2 minuti.
Era già accaduto tutto ciò quando sono passata io: mi sono fermata e informata sui fatti. Niente di grave: un po’ sotto choc, il guidatore dell’Ape era sulla barella con le braccia incrociate sul petto come Ramses nel sarcofago e l’illesissima e pervicace signora parlava nervosamente ai presenti. E mentre la pervicace signora confusamente spiegava l’inspiegabile, dalla sua barella di disappunto un animatissimo Ramses si esprimeva al meglio su tutta una serie di possibili varianti in tema di imbecillità femminile.
Come sia proseguita non saprei, me ne sono andata mentre i presenti ribadivano l’opportunità di un rigoroso sistema di concessione delle patenti e di una revisione continuativa degli autisti e non solo delle auto: ma secondo me dicevano così per dire o si riferivano solo alla pervicace signora, rea in quel momento di incarnare tutti i criminali al volante del mondo, e con piena legittimità. Tra l’altro non usavano proprio questi termini sobri, ma il senso era più o meno questo.
Io invece la pervicace signora la ringrazio: qualche dubbio in più ce l’ho.
La patente è il riconoscimento certificato di una effettiva abilità o piuttosto un motus symbol e pure vacuus? quindi perché fare un esame ridicolo quando i più sanno già guidare o imparano soltanto dopo, se non mai? E quindi perché indurre a pagare la mazzetta a un esaminatore disonesto e compiacente?
Insomma, sono più che altro turbata per la palma di Natale abbattuta ingiustamente.
E poi cos’è la patente se non un apostrofo rosa tra le parole 'guarda che la precedenza è mia'?
Appunto, mica serve.
Eccola:
Sul mare azzurro tre caravelle
filano lente sotto le stelle.
vengon da un porto molto lontano:
le guida intrepido un italiano.
cercan la terra da là dal mare,
da tanto tempo ma nulla appare.
Nulla si vede nulla (_________)
la ciurma è stanca e la lena manca
sopra la tolda sol l'italiano,
solo Colombo guarda lontano.
e spera e prega con tanto ardore
che lo esaudisca buono il Signore.
terra! si grida, eccola appare
sul far del giorno: bruna oltre il mare
e quel dì la nuova terra toccò
Colombo e a Dio la consacrò.
Questa poesiola da me studiata in terza elementare e ridotta in frammenti di memoria è stata ricomposta grazie al contributo (morale più che altro) di Vale e a quello decisivo di Valerio e Maria Pina.
Potrei considerarla la versione quasi definitiva se non mancasse una tessera.
Sarebbe bello anche risalire all’autore (o ai discendenti), per ringraziarlo della nottata insonne a studiare il suesposto capolavoro.
Aiutatemi.
Non mettete mano a Google, apparirà questo blog e ‘It Alia sportello dei nonni’ (al quale sarà il caso di fare un appello, loro di sicuro la poesia la ricorderanno alla perfezione).
Valerio e Maria Pina: ci siamo quasi.
Ecco la definitiva:
Sul mare azzurro tre caravelle
filano lente sotto le stelle.
vengon da un porto molto lontano:
le guida intrepido un italiano.
cercan la terra da là dal mare,
da tanto tempo ma nulla appare.
Nulla si vede la ciurma è stanca,
nulla si vede la lena manca
sopra la tolda sol l'italiano,
solo Colombo guarda lontano.
e spera e prega con tanto ardore
che lo esaudisca nostro Signore.
terra! si grida, eccola appare
sul far del giorno: bruna oltre il mare
e quel dì la nuova terra toccò
Colombo e a Dio la consacrò.
parapon-zipò-zipò
- Angela… Angelaa… Angelaaaaa…! Angiolèeeeeeee…!
(Angela… Angelaa… Angelaaaaa…! Angelinaaaaaaaa…!)
- Uèee, ma che bbuò né, Tummà…!?
(Ehilà, cosa desideri caro Tommaso..!?)
- Ma chest’i mmucie ‘rint’ ‘o luog’ song’ i ttoie?
(Ma questi gattini nel cortile sono di tua proprietà?)
- i mmucie?
(Gattini…?)
- eh eh, chest’i mmucie ccà…
(Sì sì, questi gattini che ti sto or ora indicando..)
- no… stann’ a ‘cca… accussì…
(Oh no, giacciono qui senza precisa cagione…)
- allor’ ‘i ppozz’ avvelenà?
(Ritieni che io possa dar loro del veleno e por fine ai loro giorni?)
- ma si’ scem’? e pecchè?
(Ma hai le traveggole? Per quale motivo?)
- Angiolè, chest’ i mmucie hann’ rutt’ o cazz’…. chesta nott’ ‘na mucia è ttrasut’ p’à fenest’…me l’aggio truat’ ‘rint’ o liett’…
(Mia cara Angelina, questi gatti sono oltremodo molesti, perdindirindina… questa notte uno di loro mi è entrato in casa mediante salto attraverso la finestra e me lo sono ritrovato nel talamo…)
- ah ah ah…!!! Buon’ accussì Tummà … tu si ssul’… e’ truat’ ‘a compagnia …
(Ah, ah, ah…!!! Buon per te Tommaso, ora che sei single hai trovato chi ti fa compagnia….)
- Angiolè, m’aggio mis’ appaura o verament’!
(Angela, confesso che mi sono notevolmente spaventato, ohibò!)
- ma ‘a vuo’ chiurer’ ‘a fenest’… ‘a nott’ fa fridd’!!
(ma non è il caso che tu chiuda la finestra? Ormai la notte fa davvero freddo!)
- ‘o ssaie che nu ppozz’ respirà,… n’ata mucia me l’aggi’ truat’ rint’ ‘a machin’… m’è zumpat’ incuoll’… chella vot’ ‘o ver’ m’aggi’ mis’ appaura… chell’ ‘i zzoccol’ ce ll’hann’ cu mmic’…… ‘i pozz’avvelenà?
(Lo sai che ho difficoltà respiratorie, sappi che un altro gatto era allocato nell’auto, mi è saltato a sorpresa in braccio… quella volta davvero ho temuto per la mia incolumità… quelle ingrate e alquanto lussuriose bestiole forse ce l’hanno con me…….. posso sopprimerle con una dose letale di veleno nelle polpette?)
- None... !!!
(Ti esprimo il mio più assoluto diniego!!!)
- va bbuò...ccià…
(Va bene, me ne faccio una ragione, ti porgo i miei saluti).
Tommaso.
A parte che ora ti tengo d’occhio con questa storia dei gatti.
A parte che apprezzo comunque che tu abbia chiuso la finestra.
A parte che dopo tutte le bestie che hai portato in casa tua more uxorio un gatto sarebbe un netto miglioramento.
A parte che per il gatto prescelto sarebbe una tragedia altrettanto netta.
Però vorrei sapere perché non parli un po’ italiano così mi risparmio tutti questi apostrofi nel post, ho fatto una fatica.
Un enorme parallelepipedo che come un organismo vivente ci fagocita, ci mastica succhiandoci denaro e ci risputa restituendoci alle nostre famiglie d’origine con tanti acquisti da riporre e mai più riprendere.
Questo è, almeno per me, il centro commerciale: It, dalla cui azione risparmicida provo a difendermi con procedura articolata come segue:
1) stabilire l’acquisto a tavolino (mi serve? mi serve davvero? davvero davvero davvero?)
2) una volta entrata in It andare dritta all’obiettivo specifico senza guardare altre vetrine
3) cronometrare la permanenza nell’organismo: non più di 20 minuti dall’ultimo passaggio bancomat.
Insomma, sembro un incursore dei navy seals in missione.
Sabato però mi sono dovuta fermare, non credevo ai miei occhi: la mostra fotografica itinerante con i ritratti di Eddie Adams, ‘Voci contro il potere’ (bellissimo il primo piano di Wangari Maathai: un nero assoluto immerso nel nero assoluto, un’eloquente cicatrice sulle labbra serrate).
Non avevo mai pensato alla fruizione culturale di It, mi ero limitata a considerarne al massimo una funzione sociale di rattoppo; da oggi mi sembra possibile vedere in quella galleria un possibile spazio espositivo: dopotutto se l’arte contemporanea rappresenta lo spirito dei nostri tempi quale ne è uno dei suoi simboli più rappresentativi se non It?... Mi sembra quasi più coerente di certi familiari scenari rinascimentali.
Ovviamente sono andata troppo in là.
Stavo rimuginando a questo uscendo dalla galleria quando mi sono imbattuta in miss Italia in carne ed ossa: anch’essa pregevole opera d’arte, indubbiamente, e non c'è critico o megaconsulente che tenga.