[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]
aitan in Le grandi frasi del ...
Tante in Prova
utente anonimo in Prova
il marito della beige
il mio piede sinistro
il vescovo
i will survive
la risorsa umana
post col risvolto al pantalone
portati *loading* fiorini
Sognare un elefante è una cosa bellissima, porta bene.
E io l’ho sognato: enorme, simpatico, e soprattutto tranquillo.
Accanto a lui c’ero anch’io: su una scala a pioli ero tutta intenta ad attaccargli con lo scotch delle banconote sul dorso, sulle zampone, sotto la pancia.
Un’elefante completamente tappezzato di toppe in filigrana fuori corso, le grandi 10.000 lire di Michelangelo, va interpretato: 82,68,18.
Ed era anche un gran bel vedere, penso di essermi divertita.
La verità è che dopo aver letto Borges nulla mi sembra abbastanza sottosopra.
Ieri notte mi sono imbattuta nel ministro Amato.
Era nel mio salotto, si è affacciato educatamente al mio televisore in pieno tiggì e in merito alla vicenda dello spionaggio fiscale – con l’indice severamente puntato verso di me - ha sentenziato:
“Tan-te, attual-meen-te la sicure-zza dei si-ste-mi info-rma-t-ici è pa-ri a qu-e-lla di un cola-bro-do che tra-tti-e-ne l’acq-ua e la lo-ro impe-ne-tra-bi-li-tà è pro-por-zio-na-le al co-la-bro-do” (Tante, attualmente la sicurezza dei sistemi informatici è pari a quella di un colabrodo che trattiene l’acqua e la loro impenetrabilità è proporzionale al colabrodo).
Ha detto proprio così, mettendo in discussione l’efficacia della legge della privacy e della fluidodinamica in un botto solo.
E ci ha impiegato 20 secondi netti.
(Io ho provato a ripetere la stessa affermazione e ne ho impiegati 8 perché quando parlo non sillabo).
Aldilà dell’(in)adeguatezza della metafora e del colabrodo ministeriale, e dello stesso ministro Amato, mi è venuta in mente la tecnica della non-risposta che è vera arte quando si contrappone alla domanda diretta.
Perchè se la domanda è una non-domanda, basta un buon artigiano, che se la cava con una non-affermazione di ovvietà e quindi Amato va più che bene.
Sono lontani i tempi in cui un giornalista televisivo, esasperato dall’andamento dell’intervista, pose la seguente domanda ad un ministro, di cui non ricordo il nome, ma di sicura scuola democristiana:
- Signor ministro, insomma, la crisi dei produttori del parmigiano esiste, sì o no?
- Se le sue premesse fossero esatte, le sue deduzioni sarebbero attendibili.
- Grazie signor ministro, linea allo studio.
Secondo il governo di Pyongyang, che si starebbe preparando a un nuovo test nucleare, le sanzioni economiche e finanziarie imposte dalle Nazioni Unite sono "una dichiarazione di guerra" e l'aver sperimentato una bomba atomica corrisponde "all'esercizio dei suoi diritti legittimi e indipendenti di Stato sovrano".
……….. Questo scrivono i giornali.
Ma Agostino Pezzalonga non ci crede.
Agostino è conosciuto in paese come Astor ‘o pittor’ - pur non avendo mai preso in mano un pennello in vita sua – e non ha compiuto specifici studi in scienze politiche, anzi a dire il vero non ne ha fatti per niente ma, da appassionato di biliardo e scacchi (gioco appreso in occasione di un brevissimo soggiorno giovanile a Rebibbia), ha esteso il campo dei suoi interessi dalla parallela numerata diviso2 alla difesa Steinitz, per approdare alle delicate strategie internazionali dell’oriente, medio e non.
Innumerevoli viaggi in Svezia negli anni ‘80 e una colossale moglie bavarese conosciuta in riviera romagnola lo hanno poi definitivamente consacrato esperto ufficiale di politica estera agli occhi degli amici del biliardo Pezzalonga, che non è suo ma dell’omonimo cugino di suo padre buonanima.
La tesi di Astor 'o pittor' ipotizza il bluff coreano.
- ma avete capito o no…?!? La sovranità..!?! Questi stanno facendo il pezzo!! Ma quale bomba atomica, i vicini quasi non se ne sono accorti…. Sapete che vi dico? Con la penetrazione commerciale nell’est asiatico è sicuro che sono stati i napoletani, gli hanno venduto 5 o 6 bombe di capodanno e il gioco è fatto, e gli è costato pure meno… no, no … è così, lo confermano pure le rilevazioni, e poi voi l’avete letto "The security implications of Asia’s surplus male population"?
- no.
- nemmeno io, ma so che è uno studio scritto da due sociologi americani e quando i cinesi lo hanno letto si sono drizzati tutti i capelli in testa. Insomma, questi due dicono che quando in una società ci sono molti più maschi che femmine aumentano i rischi di instabilità, guerre, violenze e furti d’auto….
- quindi ‘sta sceneggiata sulla sovranità violata, e il falso test nucleare sarebbero da attribuire alle coreane perché sono quattro gatte e non bastano a questi coreani infoiati che sono stufi di guardarsi playman e allora si mettono a fare casini, e con l’aumento delle tensioni interne il governo cerca diversivi adottando una politica aggressiva e militarista?
- è così, garantito.
- … e che proporresti tu al povero Kim Jong?
- …a parte cambiare la montatura degli occhiali? …e qua ci vuole un’azione congiunta, alla Pezzalonga. A medio termine escluderei a priori una migrazione forzata di femmine, un po’ perché su queste cose gli orientali sono alquanto incazzosi e poi è un problema comune a tutto il continente, quindi queste poverelle dovrebbero fare un giro lungo, poi sappiamo come è andata per il ratto delle sabine…. Insomma, proporrei una monogamia diacronica oppure una poligamia sincronica, due uomini per una e salta chi può, avrebbe detto Chomsky, se interpellato sulla questione…
- … e nell’immediato che faresti?
- metterei il GPS all’auto. Ad avercela, in Corea.
In una carriera di attore ci sono momenti – due forse – in cui si prende coscienza di essere verastar senza possibilità alcuna di ritorno.
Tipo quando da giovane porti al successo un film brutto, nonostante la Lollobrigida.
Tipo quando da vecchio porti al successo un film bello nonostante Cristophe Lambert.
Se poi negli ultimi trent’anni il rapporto tra la tua età e quello dell’attrice che ti affianca è uguale a 2, sei a posto, hai ottime possibilità di essere Sean Connery.
Esserlo significa che in termini di recitazione la distanza tra il tuo capolavoro e la tua più grande marchetta appare vicina allo zero: e la verità la conosci solo tu.
E non c’è etica che tenga: solo la tua regale e preservata fisicità nonchè il tuo seduttivo sorriso di tecnomateriale ne sono i veri garanti, sia che tu parli con i folletti sia che tu distrugga l’Aston Martin pagata dal contribuente inglese, doppiamente spassoso per uno scozzese indipendentista.
Poi le interviste, gestite con indifferente umorismo.
E soprattutto quelle concesse in Italia, ad alto tasso di franchezza: grazie, grazie ancora, e grazie per aver elogiato Umberto Eco “talmente erudito da non sembrare nemmeno italiano”.
Ho trovato irresistibile il tuo Mark Rutland, quindi ti perdono.
E trovo irresistibile la tua assenza di ruffianeria quindi, caro frate Guglielmo da Baskerville, ego te absolvo in nomine italianorum.
Ma noi italiani, cialtroni, rumorosi, ignavi, non abbiamo umorismo: quindi dinne un’altra così e un mio patriottico pedatone nel culo non te lo toglie nemmeno Veltroni.
Sibilla ha messo in casa 4 pesci rossi e li ha chiamati Beatles.
Poteva chiamarli Rolling Stones e drogarli.
Poteva chiamarli Simply Red, Red Hot Chili Pepper..., o lasciarli in santa pace.
Invece no, Beatles.
Non li ha chiamati Paul, John, Ringo e George.
Ma Beatles, in blocco, indistintamente.
Perché se muore prima quello con la macchiolina che si chiama Ringo, come si fa?
Un ordine bisogna pure seguirlo.
Quindi, il battesimo si fa in corso di esequie.
Dei 4 fulvi natanti viventi chi muore prima si chiamerà John, il secondo George.
Dopodiché Paul e Ringo se la giocano con la monetina.
.....
Detto ciò, mi vado a fare un caffè.
Because what I'm talking about here is: War!
What is it good for?
Absolutely nothing....(Bruce Springsteen, introducing "War" by Edwin Starr).
…
Ma quando mai.
Di fronte alla mia bolletta fantascientifica il selvaggio grido di guerra ci vuole eccome.
E poi una bella dissotterrata dell'ascia: a parole, certo, e poi fax, raccomandate, e grandissime perdite di tempo ma è lo spirito che conta, o no?
E lo spirito, la Tantefamiglia ce l’ha tutto, e in questo momento è discretamente bellicoso.
Io quelle telefonate ai tuoi numeri speciali non le ho fatte, per ora te lo dico con le buone.
E comunque, la mia eterna gratitudine a chi mi libererà della Telecom.
(è facile ma.................non dovrò mica ringraziare il Tronchetti Provera?!?)
E sulla strada provinciale campana si completò lo splendido senso rotatorio, suddiviso come una torta in quattro fettone uguali
Ogni fetta un comune, quattro comuni, quattro assessori.
Si aprirono le trattative, estenuanti riunioni tra i fantastici quattro (uniti dal biancofiore ma divisi dalle infide correnti) per deciderne sorti e nome (perché sull’appalto l’unanimità era stata raggiunta altrove in un nanosecondo, altrochè).
Ma come chiamare tal capolavoro di ingegneria?
Senso rotatorio transprovinciale.
Circummunicipale consolare campana.
Rotatoria di raccordo quadripoderale.
O’ tunn ‘n copp o’ castiell.
A risolvere la spinosa questione ci pensò la SS Calcio Napoli vincendo il suo primo scudetto.
Una mano ignota, munita di pennellone e vernice bianca scrisse nottetempo sul muretto del senso rotatorio a chiare lettere “ROTONDA MARADONA”, ignorando la portata rivoluzionaria della sua pennellata sulla malinconica toponomastica locale.
Il nome non fu mai ufficializzato ma i fantastici quattro non si riunirono più anche perché c’era tangentopoli.
E nessuno, ma proprio nessuno, avanzò una controproposta.
Con il tempo il nome ufficioso è apparso su giornali, manifesti, verbali della polizia, documentini, cataloghi immobiliari e non, spot radiofonici: ovunque, ma sempre rigorosamente tra parentesi.
E capiscono tutti, ma proprio tutti.
Al punto che l’Enel sulle sue cartine ufficiali indica la centralina di zona come Cabina Maradona (di fronte alla Cabina Maradona c’è un fortino nazista, oggi chiamato Fortino Maradona, ma questo è un altro fatto).
In occasione del ventennale i casi sono due: o pennellone e vernice o togliamo le parentesi alla Rotonda Maradona.
E’ una battaglia di civiltà.