[9 - 18: queste son situazioni di contrabbando]
aitan in Le grandi frasi del ...
Tante in Prova
utente anonimo in Prova
il marito della beige
il mio piede sinistro
il vescovo
i will survive
la risorsa umana
post col risvolto al pantalone
portati *loading* fiorini
Sta perdurando questo senso di personale perdizione che non perdona ma per vie perpendicolarmente perimetrali mi permette le più pericolose perlustrazioni.
Tali percorsi, da me perennemente percepiti come perfette perdite di perseveranza, mi persuadono comunque a perpetuare a perdifiato un persistente e pervicace senso della perversione.
Pertanto, astenersi perditempo e perdigiorno.
Benvenuti ai perdinotte.
L’avevo pianto e non ancora sepolto, incapace di farmi una ragione, rifiutando ogni possibile sostituzione.
Lui, l’insostituibile melograno nano. Perché una pianta così mica si rimpiazza in un attimo.
Me l’aveva regalata Gigggione, giovane promessa ottantacinquenne del giardinaggio corogliese, insieme ad una carrettata di malvarosa, edera, gigli, lavanda, gerani: tutto finito in giardino.
Eppure con il melograno nano è stato diverso, è stato vero amore.
Per lui l’angolo migliore, il vaso più grande, la terra più fertile. E lui mi ha ricambiata, generoso, devoto e puntuale, come solo i melograni nani sanno essere. Foglie, fiori, frutti, foglie, fiori, frutti.
Poi io mi sono distratta, inseguendo effimere passioni l’ho trascurato. E al ritorno dalle effimere passioni ho trovato lo scheletrino e gli ultimi frutti della sua generosità, lasciati lì per me, nonostante il mio tradimento.
Impietrita dal dolore l’ho lasciato nel suo vaso, ho tagliato i rametti secchi, ho raccolto i melograni, gli ho sistemato il terreno.
Ho voluto renderlo bello prima della tumulazione.
Poi io mi sono distratta, inseguendo altre effimere passioni. E al ritorno dalle effimere passioni ho trovato dei germogli, delle foglioline tenere.
Bravo, melograno nano.
Generoso, devoto, puntuale, cazzutissimo melograno nano.
“Non esistono più i mouse con la palla”.
Questa è la mia rassegnata risposta alla collega che mi chiede di sostituirle l’ipertech mouse acer.
Ed è la triste conclusione che mi induce un rapido e disperato giro di perlustrazione in ufficio.
Non se ne trovano, zero, il mouse con la palla è vintage.
Ma, per dirla alla Steinbeck, non esistono più i mouse con la palla perchè non esistono più gli uomini con la palla? Insomma, in un’era che ci vede sempre più simbiotici al nostro picci, la palla mancante si può configurare come indicatore di antropomorfizzazione del mouse?
(e a seguito di ciò il mouse è ancora nome comune di cosa-maschile-singolare?)
Il mio dubbio però riguarda l'altra palla, la seconda.
In particolare, quella degli uomini intendo dire.
Chi l'ha presa?
Steinbeck?
Qualora passaste in zona Ischia, mi sento vivamente di consigliare una visita alla sede nazionale del partito comunista italiano marxista leninista, con allegato centro studi.
E' a Forio, non potete sbagliare.
Il marito della beige© ha appeso il cartello con l'ignobile motto nell’ufficio dove, in fila per due col resto di uno, le sue solerti collaboratrici gli permettono di ipotizzare l’acquisto di una terza casa e di una landrover.
Troppe pause-caffè, sostiene, qui le pratiche si accumulano, argomenta, e troppe assenze da ciclomestruale, umorizza. E ride, l’avvoltoio.
Ma questo arnese del moderno caporalato non baratterà mai il suo pollaio con un ufficio di galletti.
Perché gli conviene, perché gli piace.
Gli piace così tanto che, pur se avvoltoio, l’uovo è disposto a farlo lui.
Conclusione: uno così non lo vorrei come marito, come fidanzato, come vicino di casa, come fratello, come medico.
Al massimo come commercialista.
E infatti è il mio commercialista.
Non voglio pagare l’ICI.
E se mi date anche un set di pentole, un televisore, un materasso e una crociera nelle perle del mediterraneo non la pago anche più volentieri.
Caro il mio sindaco forzista, se hai qualcosa da obiettare non dirlo a me.
Perché io, italiana, ho capito bene.